Il Fair Play di…Filippo Foscari

By on mercoledì 26 gennaio 2011

E’ con grande piacere, ringraziandoli, che colgo l’invito degli Amministratori di questo sito, Tonino Tuzzolino e Shrek, per contribuire alla crescita e alla valorizzazione della nuova veste grafica e dell’intero sito, considerato ormai il Nucleo degli sportivi Castelvetranesi e non, mi concedono uno spazio dove da esperto, cosi paradossalmente mi definiscono, poter esprimere il mio pensiero.
Premettendo che non è mia intenzione diffondere notizie di didattica tecnico-comportamentali
innovative, desidero porre l’attenzione su argomenti conosciuti, sempre attuali, ma spesso dimenticati e poco messi in pratica, soprattutto in un mondo calcistico giovanile dove gli addetti ai lavori: dirigenti, tecnici, ma non trascurerei neanche i genitori, sacrificano i valori più nobili ed educativi dello sport più bello del mondo a favore della vittoria di una partita o di un campionato.

Il mio primo” articolo” cercherà di affrontare un punto fondamentale su cui basare l’attività calcistica giovanile :

IL FAIR PLAY.
L’esigenza di iniziare a parlare di fair play o lealtà è arrivata almeno da un decennio, nel momento in cui gli organi sportivi europei hanno capito che lo spirito di lealtà stava perdendo il suo valore davanti all’importanza del denaro. A questo proposito è partita una campagna educativa sportiva a favore del giusto comportamento tra tutti quelli che prendono parte a questo sport.
Ovviamente i vertici federali hanno preteso che concetti come correttezza , lealtà e rispetto venissero impartiti sin dai primi approcci a questo sport, a vario titolo definito il “più bello del mondo”. Si deve sempre rispettare: l’avversario, l’arbitro, i propri compagni e, non meno importanti, gli spettatori. Nonostante nel calcio esista il risultato di pareggio, spesso c’è un vincitore e un vinto. A questo proposito la squadra perdente deve mantenere il giusto equilibrio ed accettare la sconfitta a testa alta con onore e dignità. Nel caso di vittoria è giusto, invece, essere orgogliosi del risultato ottenuto, manifestando la propria gioia nel rispetto di coloro che hanno perso.
Proprio la ricerca della vittoria a tutti i costi ha portato molti calciatori a comportamenti anti – sportivi, usando prepotenza, utilizzando mezzi poco leciti, causando un danno di immagine a se stessi e al calcio stesso. Bisogna sempre combattere questi atteggiamenti confrontandosi continuamente tra compagni di squadra affinché ci si unisca nei momenti difficili.
A tutte quelle figure che influiscono alla formazione e alla crescita del giovane calciatore, ovvero dirigenti, tecnici e genitori va ricordato che il calcio nasce come momento di aggregazione e sano confronto e tale deve rimanere. E’ doveroso combattere tutte quelle forme anti-sportive e dissuaderle dimostrando con i fatti il contrario e con la fratellanza sportiva.
Non dimenticando che se non si riesce a diventare calciatori, gli addetti ai lavori hanno il diritto di contribuire a creare degli ottimi tifosi.
Atteggiamenti sleali da non assumere in campo:

minacciare l’avversario;
sputare contro l’avversario e/o altri;
dare un calcio o una gomitata;
simulare un fallo;
non aiutare un avversario a rialzarsi da terra;
non interrompere il gioco quando un avversario è infortunato;
non stringere la mano all’avversario a fine gara.

BUON CALCIO A TUTTI

Filippo Foscari

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