Il Calcio è dei Giovani?

By on mercoledì 02 marzo 2011

Valorizzare o Svalorizzare i giovani?

Da poco più di due decenni, la  lega nazionale dilettanti, ha imposto l’utilizzo dei cosiddetti “juniores” nelle prime squadre, con la precisa finalità di valorizzazione dei giovani e con l’obbiettivo dichiarato di ridurre i costi gestionali delle società dilettantistiche.

Siamo certi che gli obbiettivi prefissati sono stati raggiunti?

Quanti giovani valorizzati tra i dilettanti sono riusciti a calcare i campi professionistici?

Davvero si è riusciti ad abbattere i costi di questi campionati?

Interrogativi che al momento non hanno una risposta precisa e in mio possesso non ci sono dati sufficienti per poter analizzare la problematica sia in senso positivo che negativo. Cercherò comunque, magari ponendo altri interrogativi, di addentrarmi nel tema cercando di capire se questa norma è stata produttiva per i giovani dilettanti.

Tutto cominciò con i nati del 74 molti ricorderanno che dovevano essere iscritti in distinta almeno due juniores e uno di questi doveva,entro i 90 minuti,prendere parte alla gara, ovviamente fatta la legge trovato l’inganno ed ecco che il giovane impiegato veniva schierato in porta e ignobilmente sostituito subito dopo il calcio di inizio. Negli anni a seguire, dopo ulteriori modifiche, si introdusse l’obbligatorietà di impiego per l’intera gara  che a sua volta potevano essere sostituiti da pari età.

Il tutto lasciava pensare che la lega avesse dato alle società lo strumento per abbassare i costi e far sì che i propri giovani potessero essere messi in evidenza per traguardi più importanti. Vorrei ricordare che un campionato,definito dilettante, di serie D si aggira su una media di 500/600 mila euro di costi per una stagione calcistica mentre la nostra eccellenza porta una media di 150 / 200 mila euro. Quello che successo , a mio parere, non ha prodotto l’effetto desiderato se è vero che le società, incalzate dagli umori dei propri tifosi o dalla scarsa organizzazione del proprio settore giovanile, sono state costrette ad avere organici di prima squadra più ampi, con giocatori “senior” sul libro paga ma da mandare quasi sempre in tribuna e ha comprare i giovani juniores dalle scuole calcio con il risultato che i costi sono lievitati e che i giovani troppo spesso venivano utilizzati per gli anni previsti dal regolamento per poi essere accantonati. La domanda nasce spontanea:  quanti ragazzi, dopo essere stati sfruttati a volte mal sopportati non hanno trovato più spazio tra i titolari e addirittura hanno smesso di giocare a calcio?

Meditate gente e buon calcio a tutti

Filippo foscari

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2 Comments

  1. $hr€k

    mercoledì 02 marzo 2011 at 15:30

    Condivido appieno il pensiero di Filippo Foscari, la sua analisi è corretta e rispondente ai dati di fatto. Però non indica la soluzione! Come se ne esce?

    Potrebbe essere una soluzione quella di imporre di inserire in rosa non solo giocatori juniores, ma anche cresciuti nei propri vivai?

    • filippo foscari

      giovedì 03 marzo 2011 at 20:48

      caro shrek, l’articolo recita solo la prima parte di un concetto ancora da approfondire e nel prossimo scritto cercherò di mettere in evidenza le eventuali soluzioni,portando qualche analogia con il passato, dove i cosiddetti juniores non giocavano per regolamento ma solo se lo meritavano.

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